Alluvione del 12 Novembre 1999

1999L’evento alluvionale del 12-13 Novembre del 1999 si colloca come il più intenso e diffuso fenomeno che ha interessato il sud della Sardegna nel corso dell’ultimo secolo. A distanza di quasi 10 anni le locali modificazioni, che questo fenomeno ha portato al territorio sono ancora visibili.

 

I danni che sono stati causati dall’onda di piena sono stati accentuati dalla mancanza di una corretta pianificazione delle opere idrauliche, ma tuttora, nonostante i numerosi interventi sul territorio, la zona sarebbe comunque impreparata a reggere un fenomeno di tali proporzioni, che escono dagli schemi climatici della regione.

Il fenomeno si divise in 2 fasi differenti, all’interno della giornata del 12 Novembre. Queste 2 fasi di rovesci intensi furono separate da una tarda mattinata di locali rasserenamenti nell’hinterland di Cagliari e da un pomeriggio con cielo diffusamente coperto, con rovesci moderati che si abbattevano sulla costa orientale e localmente sul centro Sardegna.

ORE 00-06 del 12 Novembre 1999:

Una cella temporalesca si origina a sud est del Monte Arcosu, coinvolgendo una zona molto ristretta, con pioggia abbondante e con una furiosa grandinata che ricopre i campi attorno alla zona industriale di Macchiareddu. Alla fine del fenomeno le zone maggiormente interessate saranno quella di Uta e Decimomannu, ma ci furono piogge intense pure nella zona montuosa nel Bacino del Rio Santa Lucia, che la mattina del 12 si presentava già in una fase di piena moderata.

Quello che lascia perplessi da questo tipo di fenomeno fu la localizzazione degli accumuli abbondati. Le tabelle degli accumuli, che ci son state fornite dall’ente idrografico, mostrano la caduta in 6 ore di 141 mm a Uta e di 82.8 mm a Decimomannu.

Ma una assenza quasi totale di pioggia nelle zone limitrofe, che hanno registrato accumuli spesso inferiori ai 5 mm. La direzione delle correnti in quota e le tabelle di accumuli triorari, ci permettono di dire che la cella temporalesca si originò in montagna, scaricando i suoi massimi di precipitazione attorno al Monte Arcosu e perdendo intensità nel suo spostamento verso nord est. Inoltre il fatto che gli accumuli maggiori sono stati registrati dalla stazione di Uta, tra le 00 e le 03, mentre tra le 03 e le 06 sia stata Decimomannu ad aver registrato gli accumuli di pioggia più abbondanti, può far pensare a una cella temporalesca dal movimento lento e in continua rigenerazione, probabilmente una cella a V.

 

Tabelle accumuli triorari. Fonte Ente Idrografico.
ORE
00-03
03-06
Uta 95.6 46.8
Decimomannu 11.8 74.6
Villasor 4.8 30.0
Nuraminis 0.2 6.2

 

Nella prima immagine notiamo l’area interessata dalla cella a V formatasi sul Monte Arcosu, nellle prime ore della mattina del giorno 12 Novembre. Nella seconda immagine sono riportate le correnti alla quota isobarica di 300 hPa, simili a quelle a 500 hPa utili a individuare il movimento delle parti alte della cella. Le correnti al suolo sono invece da sud est ed indicano la presenza di wind shear positivo.

 

ORE 06-12 del 12 Novembre 1999:

 

La mattinata si apre nell’hinterland di Cagliari, con un timido sole che si affaccia tra le nubi, segno di instabilità nelle zone circostanti. Al suolo soffia lo scirocco e le cime dei monti sono coperte da dense nubi. Il Rio Santa Lucia, nella zona di Capoterra, è già in piena nonostante la parte della foce non siano cadute che poche gocce d’acqua, neppure capaci di generare pozzanghere. Nella zona Industriale di Macchiareddu i campi sono coperti dalla grandine caduta nella notte, si parla di accumuli, tra i 20 cm e il mezzo metro. A Uta si registrano già parecchi allagamenti e molti danni, per un fenomeno che in appena 3 ore ha portato, l’acqua che mediamente cade in quella zona nell’intero mese di Novembre, seguita poi nelle altre 3 ore, dall’intero accumulo medio di un mese come aprile.
 
 
 
 
 

 
 
Accumuli triorari. Fonte Ente idrografico.
ORE
06-09 09-12
Arzana
1.2
1.8
Lanusei
1.0
2.6
Genne Cresia
1.4
3.2
Ierzu
1.4
1.4
Tertenia
1.2
5.6
Ussassai
1.4
1.8
Villasalto
1.8
17.4
Campuomu
6.0
4.4
San Gavino
5.0
0.2
 

ORE 12-18 del 12 Novembre 1999:

Il cielo si fa diffusamente coperto e si cominciano a registrare le prime piogge orografiche nelle località della costa orientale, accumuli tuttavia non particolarmente intensi. Non a caso la zona più interessata dalle piogge fuGenne Cresia e Jerzu seguite da Gairo e Villagrande, località appartenenti a una zona notoriamente interessata da forti piogge da scirocco. Stupiscono però le piogge che andarono a interessate San Gavino Monreale, con un rovescio molto intenso che lasciò al suolo oltre 60 mm.

 

Accumuli triorari. Fonte Ente idrografico.
ORE
12-15
15-18
Genne Cresia 57.0 81.0
Lanusei 42.0 19.6
San Gavino 16.6 48.2
Ierzu 31.6 34.6
Arzana 26.2 10.2
Tertenia 2.0 35.0
Sicca d’Erba 8.0 18.4
Baunei 16.4 18.0

 

Dalla immagine sat del pomeriggio del 12 Novembre è possibile osservare con attenzione, la presenza di 2 distinte celle temporalesche, posizionate esattamente nelle località dove sono stati rilevati gli accumuli maggiori. Si nota infatti la presenza di nuvolosità compatta nella costa Orientale dell’isola e la presenza di un altra ristretta area nuvolosa nell’alto Campidano, il resto dell’isola resta interessato da nuvolosità non organizzata, portatrice di locali piogge.

ORE 18-21 del 12 Novembre 1999

Seguendo il copione già visto nelle prime ore della mattina, si viene a formare attorno alle 18 una nuova cella temporalesca alle pendici del Monte Arcosu. Le correnti in quota e al suolo, non sono cambiate rispetto alle prime ore della mattina e il fenomeno va a ripercorrere le stesse zone già interessate in mattinata.

Tra le 18 e le 20 era possibile osservare frequentissime fulminazioni da Capoterra, verso la zona di Uta. Nonostante manchino i dati di Capoterra, per questo intervallo orario, ci viene raccontato che fino alle ore 20 in zona mare di Capoterra, soffiò solamente un forte vento di scirocco, senza pioggia. Nello stesso intervallo orario andò a esaurirsi la cella temporalesca che aveva interessato il territorio di Mogoro già a partire dal pomeriggio. Secondo i dati dell’ente idrografico, una seconda cella temporalesca si era formata in quelle ore e interessava solamente la zona di Muravera, con accumuli localizzati di 150 mm.
 
 
 
 
Accumuli triorari. Fonte Ente idrografico.
ORE
18-21
Muravera 150.0
Uta 72.6
Mogoro 71.2
Decimomannu 69.0
Sardara 32.0
Ales 31.0
Sestu 29.0
Tertenia 23.8
Villasor 22.4

 

Nella prima immagine possiamo notare le 3 celle temporalesche attive tra le 18 e le 21 sulla Sardegna. Quella sull’oristanese è in fase di attenuazione, mentre quella su Muravera si presenta stabile. La nuova cella temporalesca originatasi su Uta, sarà nelle ore successive la causa del disastro nel basso Campidano.
Nella seconda immagine sono riportati i venti alla quota isobarica di 850 hPa sulla Sardegna.

ORE 21-24 del 12 Novembre 1999:

E’ la fase più intensa e devastante del fenomeno. La cella convettiva presente nelle ore precedenti sopra Uta si è ulteriormente sviluppata.

A questo punto viene interessato pure il comune di Capoterra, con accumuli persino maggiori a quelli di Uta. Considerando le correnti in quota e al suolo e gli accumuli registrati nelle varie stazioni, possiamo dire che la cella che andò a interessare Capoterra era la stessa che poche ore prima era già presente su Uta, ma non ci fu uno spostamento di questa verso sud, bensì un ingrossamento della stessa nella sua parte interessata da correnti ascendenti. Molto probabilmente pure questa cella si presentava a forma di V, ricordando che le piogge più intense si trovano nel vertice della V, possiamo immaginarci la zona di correnti ascendenti più intense collocata nella vallata tra il Monte Arcosu e il Monte Is Pauceris, con una incudine della nube, che si apre a ventaglio sa sw a ne e va a interessare i paesi di Capoterra-Uta-Decimomannu-Assemini-Vilasor-Sestu-Villaspeciosa e San Sperate. Gli accumuli registrati dalle stazioni a terra confermano questa evoluzione, perché diminuiscono più ci si sposta da sud ovest verso nord est, fino a divenire delle normali piogge nella Trexenta e nel Sarrabus.
 
I danni in questa fase sono già elevatissimi, il terreno è saturo di acqua e i fiumi sono in piena, la pioggia caduta in un intervallo di tempo così limitato non riesce a essere smaltita nei letti dei torrenti e dei canali, spesso ostruiti o dalle dimensioni insufficienti per un evento fuori dagli schemi della climatologia della zona. Ad Assemini e Uta la scarsa pendenza dei paesi, impedisce alla grande quantità di acqua venuta giù di essere smaltita nei fiumi, saliti notevolmente di livello, i paesi si allagano. A Capoterra, un paese in cui è presente una certa pendenza l’acqua scende dalla montagna con notevole forza e si incanala nelle vie del paese, allagando case ma anche trascinando macchine, distruggendo case e spazzando via muri, una donna perde la vita. Il cuore del paese, dove un vecchio torrente era stato imbrigliato in un tubo, viene spazzato via da una ondata di piena che distrugge completamente la zona sportiva. A Macchiareddu l’acqua cercando, una via per il mare, sommerge le strade e molte industrie e scava nuovi letti di torrenti che non si riempiranno più nei 10 anni successivi.
 
 

 

Accumuli triorari. Fonte Ente idrografico.
Capoterra 163.0
Uta 126.8
Muravera 100.0
Decimomannu 99.6
Sestu 63.8
Nuraminis

48.0

S. Nicolò Gerrei 19.4
Cuili Seu

19.2

Come si può notare dalla immagine le zone interessate dalle piogge più intense sono ora il basso Campidano e la zona attorno a Muravera, con una cella però in fase di attenuazione. Si può notare rispetto alle ore precedenti un rinvigorimento della cella temporalesca su Uta, che è andata a coinvolgere pure Capoterra.
 
 
 

ORE 00_03 del 13 Novembre 1999:

A Capoterra la pioggia lentamente cessa, i dati mostrano come si siano rilevati ancora accumuli abbondanti a Uta, ma il fatto che ora sia a Decimomannu che si son rilevate le piogge più intense suggerisce che la cella si sia spostata verso nord est. E’ curioso notare come sia proprio Decimomannu (media di Novembre di 69 mm) ad aver registrato gli accumuli triorari maggiori, con 178.6 mm tra le 00 e le 03. A Uta nonostante tutto vennero rilevati ancora 158 mm, sempre nello stesso intervallo di tempo. La cella a V in oltre 9 ore dalla sua origine, ha spostato il suo vertice con piogge di intensità eccezionale, solamente di qualche km verso nord est, continuando a rigenerarsi in loco e scaricando impressionanti quantità di acqua si questi territori, prima di attenuarsi nella medesima zona dopo le ore 3.

 

Accumuli triorari. Fonte Ente idrografico.
ORE
00-03
Decimomannu 178.6
Uta 158.2
Nuraminis 96.6
Villasor 47.0
Donori 23.6
Guasila 21.8
Barrali 17.6
S. Nicolò Gerrei 17.2

 

Nelle prime ore del 13 è attiva una sola cella temporalesca principale, che è quella nel basso Campidano, la posizione della zona interessata da violenti moti ascendeneti è la medesima ormai da ore. Come si nota bene dalla immagine sat delle 3:40, la cella temporalesca, sembra interessare tutta l’isola, ed effettivamente la maggior parte del bianco che si vede nella immagine, appartiene alla incudine di questa enorme cella convettiva che aspira aria calda dalle basse quote, nella sua perte meridionale.

 

ORE 03-09 del 13 Novembre 1999:

Mancando tra le stazioni altri massimi di precipitazione paragonabili ai 178 mm, rilevati da Decimomannu tra le 00 e le 03, si può ipotizzare che la cella temporalesca sia andata esaurendosi lentamente nelle zone alluvionate, lasciando però tra le 03 e le 06 ancora 82.6 mm a Decimomannu e 83.2 mm a Uta.

 

Accumuli triorari. Fonte Ente idrografico.
ORE
03-06
06-09
Uta 83.2 12.2
Decimomannu 82.6 0.0
Villasor 55.2 0.0
Nuraminis 18.6 5.4
Arzana 18.0 10.0
Lanusei 17.2 7.8
Genna Silana 4.4 21.0
Campuomu 0.0 20.2
Talana 7.8 17.6

 

La cella temporalesca su Uta perde lentamente potenza

ORE 09-24 del 13 Novembre 1999:

Altri fenomeni piovosi interessarono le zone colpire alla alluvione, ma non ci furono accumuli particolarmente notevoli. In particolare altre piogge si ebbero nella costa orientale, dove ci fu lo sviluppo di altre celle temporalesche dopo le ore 9. In questa seconda fase le zone maggiormente colpite furono le località lungo il Rio di Quirra, Muravera e le località della Ogliastra. In particolare viene segnalato un temporale, che portò ben 82 mm alla Cantoniera S. Barbara a Quirra, tra le ore 15 e le ore 18.

 

Giorno 13 ore 5:25 Giorno 13 ore 6:40 Giorno 13 ore 15:20 Giorno 13 ore 18:10
Fonte immagini: http://www.sat.dundee.ac.uk/

 

RIEPILOGHI:

Andiamo alla fine a vedere gli accumuli effettivamente registrati nelle intere giornate del 12 e del 13 Novembre 1999, dalle varie stazioni interessate dalla alluvione, mancano purtroppo i dati della stazione meteo di Capoterra che ha campionato solamente dalle 21 alle 24 del giorno 12:

 

Accumuli giornalieri
GIORNO
12
Uta 345.2
Decimomannu 255.0
Muravera 250.0
Genne Cresia 164.2
Villasor 122.4
Sestu 108.2
Mogoro 101.0
Tertenia 75.6
San Gavino 71.8

 

Accumuli giornalieri
GIORNO
13
Decimomannu 278.4
Uta 263.6
Nuraminis 175.2
Muravera 136.8
Santa Barbara (Quirra) 127.6
Villasor 127.0
Genne Cresia 73.8
Tertenia 66.2
Arzana 60.0

 

Accumuli dalle ore 12 del 12, alle ore 12 del 13.
Uta 461.8
Decimomannu 442.8
Muravera 328.8
Genna Cresia 223.2
Villasor 206.6
Nuraminis 204.6
Sestu 124.0

 

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