Cin ancora molto forte; sblocco dalla notte di martedi

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primadopoContinuano ad imperversare sulla bassa Toscana, ormai da più di 12 ore, temporali marittimi che si rigenerano in continuazione nel Tirreno centro settentrionale in seno ad una ben strutturata e stazionaria linea di convergenza di masse al suolo. Maggiormente colpita la bassa Toscana, dove si sono superati i 300mm/24h in alcune stazioni al confine col Lazio.

Situazione veramente molto interessante dal punto di vista didattico, specie se si fa riferimento al radiosondaggio di Cagliari di questa mattina raffrontato a quello di Grosseto,  tra le zone maggiormente colpite, alla stessa ora. In entrambe i casi è elevata la quantità di energia a disposizione per le potenziali celle temporalesche, Cape, l’apporto umido al suolo, l’elicità dell’aria, tuttavia l’area del Cin, l’energia che si oppone al sollevamento convettivo, è praticamente nulla a Grosseto a differenza di Cagliari. Inoltre la LFC è molto più bassa in Toscana, con quota di condensazione inferiore ai 900 metri. Va comunque detto, a livello didattico,  che tra i due radiosondaggi quello maggiormente predisposto a fenomenologia violenta è paradossalmente quello di Cagliari, sulla quale però manca l’elemento scatenante: il sollevamento forzato per opera frontale o per linee di convergenza o per orografia. Infatti i valori di Cape sono notevolmente maggiori (quasi il doppio), uniti ad un wind shear verticale positivo meglio strutturato e maggiore elicità dell’aria. Sarebbe interessante simulare un sollevamento forzato su Cagliari con rottura del Cin ed utilizzo dell’enorme quantità di umidità al suolo. Il flusso umido che interessa ora la Sardegna funge da nastro trasportatore di umidità, WCB, alimentatrice dei nuclei temporaleschi che ancora ora si rigenerano in Toscana. All’interno di questo flusso, durante le ore notturne, locali ed effimere aree di convergenza al suolo hanno creato i presupposti per l’innesco di celle temporalesche anche sul nostro territorio che nel loro moto verso nord est hanno alimentato quelle toscane.

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E’ capitato spesso che, nonostante gli indici di instabilità fossero favorevoli, la fenomenologia fosse assente o ridotta, ed il tutto era preventivato nei precedenti articoli nei quali la linea di convergenza veniva inquadrata a largo della Sardegna orientale e nord orientale ( dove appunto abbiamo avuto i temporali maggiori nella notte).

Situazione molto simile è attesa per la giornata di domani, con nuvolosità bassa e sterile con peggioramento dalle ore notturne e nella giornata di mercoledi per l’approssimarsi da ovest della bassa pressione e condizioni termodinamiche che inizieranno a farsi favorevoli. Bassa pressione che comunque manterrà “le distanze” dalla nostra isola, con perno che resterà centrato nell’entroterra prima algerino e poi tunisino in una posizione che, come insegna il passato, non ha mai destato particolari preoccupazioni. Le precipitazioni dovrebbero mantenere, salvo improvvisi stravolgimenti modellistici, i loro massimi cumulati tra il nord Africa ed il canale di Sardegna. Sulla nostra isola le precipitazioni maggiori le attendiamo nei settori meridionali in modo continuo dalla giornata di mercoledi, per la quale torneremo con maggiori dettagli nella sezione dedicata ai commenti all’articolo o con un nuovo articolo qualora ce ne fosse bisogno.

Ultima precisazione: Il dato dei 300mm sulla bassa Toscana è ovviamente provvisorio dato che l’autorigenerante continua a non mollare la presa (anche se in serata verranno a meno le forzanti al suolo).

 

Riportiamo ora l’eccezionale radiosondaggio effettuato oggi alle ore 12 da Decimomannu, in cui si osservano valori di cape oltre i 2000 J/Kg (molto rari persino nei temporali a base alta nella stagione estiva), accompagnati da un lifted index pari a quasi -7°C, valori che assieme alla inibizione convettiva di -147 J/kg, confermano pienamente la previsione del modello wrf, che fornisce finalmente un valido supporto per la previsione di eventi estremi a breve-medio termine. 

 

 

 

Notiamo anche la ventilazione alle varie quote, con venti deboli all’interno dell’area del cin (sotto i 2500 metri) e piuttosto intensi al di sopra, anche se paralleli alle isobare, senza una reale convergenza o divergenza del flusso. In caso di divergenza intensa all’interno dell’area del cape, risultava possibile un richiamo di aria dalle quote più basse e l’innesco di convezione. 

 

 

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