Downburst e temporali a base alta, dove stabilità e instabilità coesistono

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06Nella giornata odierna si è assistito a un autentico spettacolo di colori e forme di nuvole, forniti da cumulonembi temporaleschi a base alta. Si tratta di un fenomeno tipico dell’estate, che se osservato nelle ore notturne porta frequenti fulminazioni nube nube. La caratteristica di questi temporali è tuttavia quella di essere “tutto fumo ma poco arrosto”, a frequenti fulminazioni si associano infatti scarse piogge al suolo. Vediamo perché attraverso i dati che ci sono arrivati nel primo pomeriggio dal radiosondaggio di Cagliari Elmas:

Vediamo una atmosfera estremamente stabile nei bassi strati (dal suolo fino ai 3000 metri), la maggiore densità vuole dire stratificazioni significativamente più dense dai 3000 metri in giù, questo chiaramente inibisce la convezione nei bassi strati e impedisce la risalita orografica dei rilievi (cappuccio di nubi sulle cime montuose), tipico fenomeno associato ad aria instabile alle basse quote.

 

Se esaminiamo invece la quota compresa tra i 3000 e i quasi 6000 metri, vediamo invece una atmosfera instabile, in cui invece sono favoriti (cape solo appena positivo) i moti verticali. Gli strati posti più in basso, in questa sezione di troposfera, sono in equilibrio instabile e basta la poca energia fornita da una lieve convergenza di correnti attorno ai 3000 metri, per permettere la formazione di celle temporalesche.

 

La poca pioggia e le gocce rade ma voluminose, sono un chiaro segno degli effetti prodotti sulla pioggia dall’attraversamento dello strato secco, posto tra il suolo e i 3 km di quota. Si tratta di una situazione particolarmente favorevole alla formazione dei fenomeni detti downburst, in pratica delle bombe di aria che dalle alte quote precipitano verso il suolo. Si originano quando una nube temporalesca alta produce delle forti correnti di downdrafts (correnti discendenti cariche di pioggia), che attraversano un stratificazione d’aria più secca. L’evaporazione della pioggia raffredda la massa d’aria, permettendole di restare più fredda e densa di quella circostante, il risultato è che questa comincia a precipitare verso il suolo, acquistando velocità. Nell’impatto con il suolo l’aria si espande lateralmente e diverge in varie direzioni portando forti raffiche di vento, da direzioni variabili. Uno degli indizi che lascia è un rapido e leggero aumento di pressione che permane fino a quando sono presenti le raffiche di vento.

 

Sono infatti state prodotte da un fenomeno di questo tipo, le forti raffiche di vento che hanno interessato il cagliaritano attorno alle ore 14.

Reportage fotografico a cura di Andrea Murgia.

 

 

 

 

 

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