Eccezionale alluvione attorno a La Spezia, somiglianze con i recenti fenomeni sardi

Una forte alluvione lampo, ha interessato nel pomeriggio del 25 Ottobre 2011, i territori attorno a La Spezia, in Liguria. Nella stazione di Brugnato, poco a nord ovest di La Spezia sono stati rilevati oltre 500 mm in un tempo di appena 6 ore. L’accumulo massimo orario, ha raggiunto i 145 mm.

 

Volendo fare un confronto con gli accumuli misurati a Poggio dei Pini il 22 Ottobre 2008, abbiamo valori piuttosto simili, il picco massimo di precipitazione oraria fu, 3 anni fa, di 147 mm, mentre i valori dell’ora precedente e successiva furono attorno ai 90mm.

 

 

Quindi 2 fenomeni paragonabili, per quanto riguarda gli accumuli. Ma i punti in comune li possiamo trovare anche nella struttura della cella temporalesca, anche in questo caso ricorre la forma a V, con un temporale auto rigenerante stazionario, che deve principalmente alla orografia la sua origine.

 

Attraverso i nuovi lam disponibili in questi ultimi anni (in particolare dalam, a cui appartiene questa rielaborazione grafica), vediamo le previsioni elaborate con i dati della mezzanotte del 24 ed emesse attorno alle ore 7 del mattino del 24. Quindi una previsione a oltre 30 ore.

 

 

 

Possiamo anche osservare la previsione della mezzanotte del 25 (sempre di dalam) ed emessa circa 2 ore prima dell’inizio delle precipitazioni più forti, ma a 5-6 ore dall’inizio della fase più intensa.

 

Notiamo che questo fenomeno è stato previsto, praticamente alla perfezione. Ma la sola analisi delle piogge previste al suolo non basta, chi utilizza questo tipo di modelli quotidianamente, sa che qualche volta questi modelli sovrastimano l’intensità di alcuni tipi di precipitazioni. Allo stesso tempo, attraverso vari tipi di mappe fornite sempre dallo stesso modello, si possono scartare alcune situazioni non rischiose.

 

Dinamica dell’evento:

 

Come precedentemente detto la orografia ha giocato un ruolo molto importante. Sarebbe troppo semplicistico ridurre tutto a una semplice risalita orografica del rilievo sopravento. Prendiamo in considerazione il campo dei venti al suolo e a 925 hPa (circa 750 metri). Notiamo il blocco delle correnti nei bassi strati a qualche miglio dalle coste del Golfo di Genova, cosa che normalmente nelle normali configurazioni da stau non avviene.

Notiamo anche un flusso a 925 hPa in uscita dalla Pianura Padana, che sfrutta la via di fuga offerta dai rilievi alle spalle di Genova, che hanno una altezza di circa 500-600 metri. In Pianura Padana, fino al 25 mattina, era presente un cuscinetto di aria fredda (isoterme di circa +2°C a 850 hPa), stagnante nei bassi strati, che a causa delle correnti di scirocco in arrivo dall’Adriatico, si era accumulato sul Piemonte, traboccando verso il Golfo di Genova.

 

Quindi l’aria fredda in uscita dalla Pianura Padana si è riversata nel Golfo di Genova, instaurando una “lotta” con il flusso di scirocco che invece spingeva da sud est. L’aria proveniente dal nord Italia (pesante e stabile) devia nei bassi strati verso le coste Francesi, mentre le correnti sciroccali umide e più calde, subiscono una deviazione verso est (proprio nella zona di La Spezia). Come se non bastasse a sud ovest premono le correnti post frontali, provenienti dall’atlantico, dirette anche queste verso il Golfo di Genova.

 

La deviazione verso est delle correnti sciroccali, con relativa convergenza al suolo, permette la risalita della massa d’aria, che può quindi disporre della energia necessaria per vincere l’inibizione convettiva presente nei bassi strati (cin). La reale quota e intensità del cin, non la conosciamo per la mancanza di una stazione di radiosondaggio nella zona. Una volta superato lo strato di inibizione convettiva, la massa d’aria non ha più bisogno di energia per la risalita, che continua tranquillamente fino a oltre 10.000 metri.

 

 

La staticità della situazione è permessa da un equilibrio che si viene a creare, per qualche ora, tra i vari flussi in questione. Lo sblocco della situazione arriva solo quando il flusso da sud ovest, di provenienza atlantica, entra con decisione nel Golfo di Genova.

 

Un altro elemento molto importante è stato quello alle alte quote. Da una situazione di mancanza di convergenza a 700 hPa (3500 metri), si passa a una divergenza di flusso a 500 e 300 hPa, dettate dalla sinottica a grande scala, con una struttura di alta pressione nel sud Italia e una ciclogenesi in Atlantico. La divergenza alle alte quote è un altro elemento importante, per il mantenimento in vita della cella stessa, dato che questa favorisce il richiamo di aria dai bassi strati.

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