La valle del Cixerri. Un elemento chiave per lo sviluppo di supercelle nel basso Campidano?

Ampiamente previsto dai LAM ad alta risoluzione, nella tarda mattinata del 12 Ottobre 2010 si sono sviluppati sulla Sardegna 2 differenti sistemi temporaleschi, che hanno avuto dinamiche di formazione ed evoluzione già viste nel recente passato.

 

Accumuli al suolo

La cella temporalesca più interessante, per quanto riguarda le dinamiche di formazione, è quella che si è abbattuta sul basso Campidano, scaricando nubifragi di notevole intensità, con 120 mm registrati a Villasor in circa 2 ore dall’ente idrografico, mentre il secondo dato nelle vicinanze ci giunge dalla stazione A.M. di Decimomannu, che ha rilevato 102 mm in tempi simili. Stime attuate con pluviometri manuali nel centro di Villasor parlano invece di 150 mm, che riteniamo un dato plausibile. Elevato anche il rain rate registrato nel momento di massima intensità, attorno ai 560 mm/h.

La seconda cella temporalesca ha invece interessato la Ogliastra, tra le 10 e le 16, portando un accumulo di 100 mm tra le 10 e le 11 a Lanusei (dato della stazione amatoriale della rete Sardegna-Clima), e 89 mm in un’ora nella vicina stazione meteo ARPAS di Villanova Strisaili. A fine fenomeno le 2 stazioni hanno poi chiuso con 202 mm a Lanusei e 209 mm a Villanova S. in circa 7 ore.

Dinamiche di formazione

I nubifragi che nascono nel basso Campidano hanno un’origine piuttosto comune (si veda 12 novembre 1999 e 22 ottobre 2008 ) in cui l’orografia gioca un ruolo importantissimo nella deviazione dei venti per poi creare le condizioni perfette per la convergenza di aria nei bassi strati. Attualmente disponiamo di strumenti di analisi di anno in anno sempre più avanzati che ci possono aiutare a capire perché il basso Campidano sia molto più soggetto a fenomeni meteo estremi rispetto al Campidano settentrionale.

L’utilizzo del modello ad alta risoluzione MOLOCH del CNR, utilizzato a scopi previsionali, ci offre una simulazione piuttosto buona per stimare il comportamento delle correnti a bassa quota e le interazioni di queste con l’orografia sarda. Siamo ancora lontani tuttavia dal raggiungimento della precisione assoluta, ma mappe di questo tipo offrono senza dubbio spunti per sviluppare parecchie ipotesi.

Vediamo adesso la sovrapposizione delle mappe dei venti al suolo con quelle dell’orografia del sud Sardegna, realizzate per un intervallo di tempo leggermente anticipato, rispetto all’ora di sviluppo della cella temporalesca. Appare chiarissima l’azione delle correnti di scirocco prefrontale, separate nettamente da un libeccio (aria secca e più densa) in arrivo dal mare di Sardegna. Il modello però è ancora affetto da errori, dati da una ancora imperfetta valutazione dell’orografia e per una situazione simile vede la convergenza realizzarsi tra Iglesias e Oristano.

 

Il modello, nella sua previsione, ha trascurato lo sviluppo della cella sul Campidano, per questo riteniamo di poter effettuare alcune correzioni alla mappa allegata, riportate con le frecce rosse. Stiamo infatti ipotizzando che alla formazione delle celle temporalesche abbia contribuito notevolmente la vallata del Cixerri. Il flusso di aria più secca e densa in arrivo da sud ovest potrebbe essere stato rallentato dai rilievi dell’Iglesiente e del Sulcis, incanalando però un primo getto d’aria diretto dalla valle del Cixerri verso lo scirocco che imperversava nel Campidano. La convergenza che si è poi venuta a creare (con angolo di oltre 60°) ha poi permesso lo sviluppo di fortissime correnti ascendenti.

Il modello BOLAM 21 km alle 12 UTC (anche se in leggero ritardo) ha ben visto la convergenza tra scirocco e libeccio proprio sull’area del Campidano, ciò a causa di un profondo minimo di bassa pressione sulle Baleari ben strutturato a tutte le quote.

 

 

Nell’immagine satellitare al visibile è possibile notare a sud ovest la linea dei groppi, dalla caratteristica struttura a virgola, la quale segna il passaggio da una circolazione umida sciroccale ad una più secca di libeccio. Da evidenziare, inoltre, il maggiore spessore della cella sul Campidano, rispetto alle altre attive in Sardegna, segnalato dall’ombra dei cumulonembi che si proietta sulle nubi più basse circostanti. Come si vedrà più avanti dall’analisi del radiosondaggio, il top delle nubi ha superato i 12.000 metri di quota.

 

 

La successiva immagine riporta le temperature al top delle nubi, con valori termici a fondo scala, indice di un forte sviluppo verticale delle celle sulla Sardegna, dove si registrano punte di -60°C.

 

 

Nella sovrapposizione della ventilazione a 300 hPa con la carta orografica sarda è inoltre da evidenziare il vuoto che si viene a creare sul Campidano, dove il getto perde notevolmente intensità. Si assiste in tale zona ad una fuoriuscita laterale di massa d’aria, con conseguente richiamo d’aria dai bassi strati per colmare tale deficit mediante intense correnti ascensionali (updrafts).

 

 

Un’immagine del temporale immortalato da un molo di Cagliari, distante qualche chilometro a nord ovest, in costante autorigenerazione per merito di intensi inflow di scirocco.

 

 

Un’altra immagine dell’area delle precipitazioni ormai vicina a noi dopo il suo inseguimento lungo la strada 131.

 

 

Una sommaria analisi del radiosondaggio di Cagliari delle 12 UTC denota l’elevato livello dell’Equilibrium Level (EL), pari a poco più di 12.000 metri, quota più che sufficiente alla genesi di poderosi updrafts, se si tiene conto anche del notevole valore di CAPE, uniformemente esteso su tutta la colonna troposferica, pari a 2355 J/kg (area verde nel grafico sottostante), associato questo a un LI di -7.46°C (elevato gradiente termoigrometrico verticale foriero di marcata instabilità). Anche i parametri dinamici relativi allo shear sono di tutti rispetto, altro fattore questo predisponente alla persistenza e continua rigenerazione delle torri convettive.

 

 

 

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