Lunedì 15 novembre 1999 – Sarrabus sconvolto: i contadini hanno perso tutto

Ancora dispersi due fratelli sul Monte Cardiga, chiuse molte scuole, vertice dei sindaci per quantificare i danniSan Vito Santino Mocco, 64 anni, pastore di San Vito ha perso le sue capre. Pascolavano nelle montagne di «Brecca», quando l’alluvione le ha portate via, uccidendole. Una dopo l’altra, ne sono morte più di cento. Lui, il capraro, ha salvato la pelle. Ma oggi, Santino Mocco, è ugualmente una persona triste. «Ho perso il bestiame. Quello che mi consentiva di tirare avanti. Chi mi risarcirà i danni?».Ieri mattina, il maresciallo Padiglia comandante della Compagnia di San Vito, è arrivato con la camionetta per un sopralluogo a «Brecca». Ha preso atto di quello che ha visto, ha steso il verbale. Quasi un rituale, nel Sarrabus sconvolto dall’ennesimo alluvione. Ma non c’è il tempo per fermarsi. Bisogna fare in fretta anche perchè all’appello, da due giorni, mancano due giovani pastori. I fratelli Mariano e Pierpaolo Zucca. Sono rimasti «prigionieri» sul Monte Cardiga. L’acqua arrivata a velocità folle aveva spazzato via la strada di collegamento. I carabinieri ed i vigili del fuoco li hanno riportati a casa in mattinata. Ma grande è da due giorni anche la mobilitazione dei forestali e dei Volontari della Protezione civile.Nella zona del «dopo-alluvione», non lontano da Villaputzu, c’è un agricoltore che guarda verso l’infinito. «Vedete, laggiù dove ora c’è l’acqua, c’era il mio agrumeto. C’era anche una vigna».In paese, ieri, a San Vito, sono arrivati cinque tecnici incaricati dal Comune per fare un inventario dei danni. Oggi, consegneranno un dossier al sindaco Giorgio Buccelli. Case pericolanti, persone ferite, un uomo, Marcello Saias, finito in ospedale dopo il crollo di una parte della sua casa. Sei le famiglie evacuate. Una, ha trovato ospitalità nella ex sede dei vigili del fuoco; le altre, presso i parenti. «I danni in paese ed in campagna-dice il sindaco Buccelli- sono ingenti. Ed il Comune non ha neppure i soldi per mobilitare una ruspa. Lo stesso depuratore ha subito danni gravissimi».Sulla statale 387 che collega San Vito a Villasalto, ci sono gli operai che tentano di ripristinare la carreggiata dopo l’erosione di venerdì. Oggi, difficilmente, gli studenti del Gerrei, potranno raggiungere le scuole superiori di Muravera.Ed ieri, alle 13, il sindaco Piero Loddo era in Municipio a tirare ugualmente la somma dei danni. In mano un foglio zeppo di nomi. «S’enni, Santa Maria, Baccu arrodas, Feraxi. Sono queste le arterie di campagna messe sottosopra dalla violenza delle acque. Analoghi danni anche a Feraxi e Tuerra. Piero Loddo, parla di «infiltrazioni nelle scuole di via Sant’Antonio e di gravissimi danni nella peschiera di Feraxi».Loddo ricorda con rabbia anche «i mancati interventi di Regione ed Eaf. Tutti i progetti finora proposti a difesa del territorio, sono sulla carta. Non abbiamo mai visto neppure i tre miliardi a suo tempo stanziati per ciascun Comune del Sarrabus per le opere di protezione degli abitati». Ingenti anche i danni nelle campagne di Villaputzu. Strade divelte, agrumeti sepolti dall’acqua. Ed oggi, i tre sindaci della zona, Piero Loddo, Antonio Pili e Giorgio Buccelli, terranno un vertice. Chiederanno a gran voce interventi per la tutela del territorio. Non opere che puntualmente vengono costruite nel dopo alluvione, per essere poi spazzate via dalla successiva inondazione. Già, succede anche questo.Raffaele Serreli

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