Ottana calcola i danni: «Anche qui un disastro»

Venerdì 21 giugno 1996

Ottana Balle di foraggio andate in malora, vigneti e oliveti distrutti. Un disastro le cui conseguenze potevano essere ancora più deleterie. Nonostante la tempesta sia finita non c’è da stare allegri. A Ottana, a cinque giorni dal nubifragio che sabato ha colpito l’abitato e le campagne, si lavora per fare una ricognizione dei danni fatti dalla grandine e dell’acqua che hanno invaso strade e abitazioni. Il ‘bollettino di guerra’ si ingrossa di ora in ora, con le denunce dei contadini che raggiungono il municipio per spiegare al sindaco la loro triste esperienza. Per loro gli amministratori chiederanno la calamità naturale. Poveri agricoltori che nel volgere di un quarto d’ora hanno visto sparire sotto metri cubi d’acqua le loro coltivazioni. Pietro Fenudi, 69 anni carichi di quasi tutti gli acciacchi dell’età, ricorda con tristezza il suo orto che ora non c’è: «Avevo coltivato pomodori, patate, fagioli in modo da avere tutte le provviste. Non è rimasto niente». Fenudi è l’immagine di una popolazione non certo ricca, che dopo il disastro è diventata sicuramente più povera. A parte i molti disagi vissuti in un abitato rimasto fra le altre cose isolato per i danni alla rete telefonica, a rimanere segnate dagli effetti del diluvio sono state proprio le campagne. Fra i poderi dell’Etfas, gli antichi assegnatari hanno perso tutto: fieno, uva e olive. Stessa musica musica a ‘Toccori’, nei pressi della superstrada per Nuoro, e tra i campi che confinano con gli stabilimenti dell’Enichem. La grandine ha gonfiato il Tirso e i suoi affluenti, obbligandoli a riempire ancora di più le campagne circostanti. Pastori che avevano raggiunto i casolari si sono ritrovati d’un tratto circondati dalle acque. Proprio nella zona industriale, un gregge è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco, utilizzando un canotto: ‘a bordo’ è stata fatta salire una pecora, e le altre ne hanno seguito la via di fuga nuotando. L’azione dei pompieri è risultata determinante anche nel paese. In una popolazione impaurita, chiusa all’interno delle case, i vigili, insieme agli operai del Comune, sono intervenuti liberando diverse abitazioni dalle acque, arrivate, nella zona del cimitero a un metro di altezza. Le cantine sono state lo sfogo di autentici fiumi creatisi nelle vie dell’abitato, per l’assenza di canali capaci di raccogliere l’acqua mandata dal cielo. Proprio queste carenze sono state per Ottana gravide di nuovi mali. Così com’era successo nel 62, quando il nubifragio si poté via addirittura un ponticello a ‘Binza ‘e riva’. O come all’inizio degli anni 90, con una grandinata anch’essa dalla conseguenze disastrose. Avantieri lo ricordava proprio il sindaco Giovanna Pittalis. Con i suoi colleghi amministratori è fermamente convinta che le soluzioni al problema non possono più aspettare: «È necessario – ha detto – chiedere un finanziamento e costruire a monte dell’abitato un canale che raccolga e scarichi le acque lontano dal paese». Per il momento in municipio c’è da gestire l’emergenza. Lo sollecitano ogni momento tanti cittadini. Per sapere quanto hanno perso bisognerà fare una stima nelle aziende. Anche in questo senso ci si sta mobilitando, e da Nuoro è già arrivata la disponibilità dei tecnici dell’Unione Agricoltori presieduta da Francesco Dore. Il resto lo faranno altri esperti. Senza lasciare passare molto tempo, anche perché in municipio si pensa di preparare subito la richiesta per lo stato di calamità naturale.FRANCESCO PIRISI
francesco dore.

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