Siccità, Neve e Lepidotteri: odissea per i nostri Boschi

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Non c’è pace quest’anno per i nostri boschi, che sono alle prese con una delle Annate più difficili del secolo. Gli agenti stressanti, come riporta il titolo, sono almeno tre:

 

1) Danni meccanici provocati dall’intensa nevicata di gennaio;

2) Lepidotteri, in particolare il Bombice dispari (Lymantria dispar) con defogliazione di alberi e arbusti;

3) Prolungata siccità e eccessi di caldo.

 

Su tutta l’isola in questo momento alberi e arbusti sono sottoposti a siccità estrema, ma su alcune aree si è verificata l’azione combinata di questi tre stressor.

 

Inverno: danni da neve

La grande nevicata del 17 gennaio ha provocato danni meccanici per il peso eccessivo della neve, con lo stroncamento di grossi rami che danno un aspetto mutilato alle piante. La zona più colpita da questo fenomeno è il centro-Nord dell’Isola a quote comprese tra i 600 e i 1000 metri. Gli effetti più vistosi sono osservati nelle sugherete tra Orune, Bitti, Buddusò, Pattada e Alà dei Sardi, dove andava a depositarsi in poche ore un manto di neve superiore agi 80 cm con temperature prossime allo zero, quindi neve molto pesante.

 

 

Sughere “mutilate” dal peso della neve di gennaio, e defogliate dal Bombice. Bitti – luglio 2017

 

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Primavera: danni da lepidotteri

Ai danni della neve si sommano i danni provocati dal bruco del Bombice dispari, un vorace defogliatore di piante forestali. Tra le specie più apprezzate dal bombice c’è la Roverella (Quercus pubescens) che, essendo caducifoglia invernale, sviluppa il nuovo apparato fogliare in primavera: una foglia tenera e giovane è il miglior pasto per questi lepidotteri. La Sughera (Quercus suber), è un’altra delle vittime preferite dal Bombice: viene definita “semi-caducifoglia” in quanto la perdita delle foglie è quasi contemporanea alla crescita del nuovo apparato, che risulta totalmente rinnovato nella tarda primavera. Nei boschi in cui queste due specie sono assenti, il Bombice non esita a divorare le foglie del Leccio (Quercus ilex) ma anche del Corbezzolo (Arbutus unedo).

Quando il Bombice diventa farfalla, la pianta è finalmente libera di far crescere nuovamente le foglie, ma l’apparato fogliare risulta meno strutturato e la produzione di frutti (ghiande, corbezzoli) si riduce drasticamente.

 

I danni da defogliazione del Bombice sul Monte Minni Minni (Castiadas-Villasimius). Si osservino gli effetti su Leccio e Corbezzolo, estesi a interi versanti. La fillirea (Phillyrea latifolia) non viene intaccata dal lepidottero, e spicca con un colore verde brillante. Giugno 2017

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Femmina matura di Lymantria, che depone le uova su un ramo di Corbezzolo. Monte Minni Minni, giugno 2017.

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Estate – caldo e siccità

Basta passare anche soltanto in auto in Barbagia o nel Logudoro per osservare un fenomeno drammaticamente esteso: interi versanti con chiazze giallo-marron come fosse autunno inoltrato. Si tratta della chioma delle Roverelle, che si presentano totalmente secche. Gli individui più colpiti sono quelli più giovani su suoli poco profondi, ma il fenomeno è stato osservati anche in grossi esemplari. Si tratta di una strategia di difesa della pianta, che rinuncia all’apparato fogliare per evitare perdite d’acqua per traspirazione, la quale viene concentrata nel tronco ma soprattutto nell’apparato radicale. Si tratta di un forte stress per la pianta, che produrrà un nuovo apparato fogliare non appena le condizioni saranno più favorevoli. Sofferenze evidenti anche sulle specie termofile quali lentisco, olivastro, ma anche leccio e sughera, che su molte zone appaiono di un colore giallognolo o brunastro.

 

Chiome secche di Roverella su interi versanti. Atzara (NU) – 600 m slm

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Agenti combinati

Dalle righe appena lette si può intuire come su alcune zone, in particolare quelle della Barbagia di Bitti e bassa Gallura, dove dominano Sughere e Roverelle, le piante stiano sperimentando gli effetti combinati di questi tre stressor, con una rigenerazione dell’apparato fogliare che potrebbe verificarsi per la terza volta in pochi mesi: una vera tortura. Oltre ai danni di immediato riscontro (scarsa produzione di frutti, crescita in biomassa ridotta o assente, impossibilità di estrazione del sughero), resteranno probabilmente dei segni indelebili sulle piante, che secondo alcuni autori potrebbero vedersi ridotta la loro aspettativa di vita.

 

Sughere “mutilate” dal peso della neve di gennaio, e defogliate dal Bombice. Bitti – luglio 2017

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Abbiamo volutamente tralasciato l’argomento incendi, per via delle superfici fortunatamente più limitate che ne vengono interessate.

 

Dario Secci – agosto 2017

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